Ricordando il maestro
Angelo Mazza
Testi A cura di ESTER MELCHIORRE
Molte sarebbero le pagine e gli studi che si potrebbero dedicare alla figura di Angelo Mazza, uomo e musicista del nostro tempo che, con la sua gentilezza e la sua nobiltà d’animo, tanto preziosa quanto rara, ha raccontato il suo modo di sentire il mondo attraverso la sua musica lasciando un segno indelebile nel cuore di chi ancora oggi, a 10 anni dalla sua scomparsa, continua a mantenere vivo il suo ricordo scegliendo di eseguire la sua musica. Negli anni diverse sono state le iniziative dedicate alla memoria del Maestro Mazza: tra queste vogliamo ricordare il concerto Ricordando Angelo Mazza che si tenne l’11 novembre 2017 nell’ambito della Prima Stagione Musicale Voci e Suoni in Valletta organizzata dall’Associazione Musicale Licabella e che vide la partecipazione del Gruppo Corale Licabella e dell’Ensemble femminile Fonte Gaia, diretti dal Maestro Flora Anna Spreafico, e del Coro Sine Nomine, diretto dal Maestro Luigi Mandelli.
Diversi concerti tributo organizzati nel 2019 da USCI Lecco tra cui Perle Musicali per Angelo Mazza che videro la partecipazione del coro Vocis Musicae Studium, diretto dal Maestro Giancarlo Buccino, e del Coro Sette Laghi, diretto dal Maestro Giacomo Mezzalira e, successivamente, il Coro Val Tinella, diretto dal Maestro Sergio Bianchi, ed il Coro Brianza, diretto da Fabio Triulzi; il Gruppo Corale Licabella e il Coro Scolastico Don Bosco dell’Istituto Comprensivo di Costa Masnaga, diretti da Flora Anna Spreafico. E ancora nel novembre 2023, nell’ambito della seconda edizione della Rassegna corale Dal XX al XXI secolo inaugurata l’anno precedente dall’Associazione Musicale Licabella, un concerto interamente dedicato alla musica di Angelo Mazza presso la Chiesa di San Leonardo di Malgrate che vide la partecipazione di tutte la quattro formazioni corali dell’Associazione dirette dal Maestro Flora Anna Spreafico. Oggi un tangibile segnale di necessaria riscoperta è rappresentato dall’istituzione del Premio “Angelo Mazza” inaugurato nel maggio 2021 nell’ambito della XXXIX edizione del Concorso nazionale corale “Franchino Gaffurio” di Quartiano (LO) dall’organizzazione del concorso e dall’allora USCI Lombardia, annualmente riproposto. Negli ultimi anni, il catalogo delle opere corali del Maestro Angelo Mazza è stato oggetto di un'attenta opera di catalogazione. Questo traguardo, raggiunto grazie al prezioso lavoro dei Maestri Luigi Mandelli e Flora Anna Spreafico, è stato successivamente integrato nella tesi di laurea magistrale della dott.ssa Ester Melchiorre, lavoro che, a tutt'oggi, costituisce il primo contributo unitario volto ad approfondire la vita e l'opera corale del compositore. Il Festival Mazza, che avrà luogo il prossimo novembre, grazie alla partecipazione di diverse realtà corali, porterà la musica del compositore in tre diverse località lombarde, Malgrate, Milano, Ponte in Valtellina, luoghi che ricoprirono grande importanza durante la vita e la carriera musicale del Maestro Mazza. L’augurio da parte di Cori Lombardia e di tutte le associazioni che quest’ultima rappresenta, è quello che l’iniziativa possa costituire un punto di partenza ed un incentivo per diverse realtà corali, affinché una figura così significativa ed un corpus di brani come quelli del Maestro Angelo Mazza non restino nell’ombra o eredità di pochi estimatori, ma ottengano finalmente un rinnovato riconoscimento all’interno di una sempre più ampia comunità corale, diventando oggetto di studio critico e risorsa musicalmente viva per la cultura corale contemporanea.
Una vita dedicata ai cori
Angelo Mazza nacque a Milano nel 1934 in una famiglia di musicisti. La sua passione per la musica, dunque, nacque e crebbe con lui, accompagnandolo sin dalla sua infanzia. Il suo ingresso presso il Conservatorio di musica “Giuseppe Verdi” di Milano risale all’anno accademico 1950-51 durante gli anni di direzione del Maestro Giorgio Federico Ghedini (1951-1962). Lì Angelo Mazza conseguì i diplomi di Pianoforte con Alberto Mozzati, Musica corale e direzione di coro con Amerigo Bortone, Polifonia vocale con Guido Farina, Composizione con Aurelio Maggioni e Bruno Bettinelli e direzione di orchestra con Antonino Votto. Diverse sono le prime esperienze nel mondo corale e della direzione che lasciano intravedere tra le righe di una passione quello che poi sarebbe entrato a far parte di un duraturo progetto di vita: infatti, parallelamente agli studi che conduceva in Conservatorio, Angelo Mazza prestava servizio come cantore presso la Cappella musicale del Duomo di Milano, al tempo guidata dall’organista titolare Renato Fait. Negli stessi anni il giovane Maestro Mazza, fondò il Coro polifonico degli studenti del Conservatorio, che diresse in diverse occasioni presso l’istituzione musicale milanese. Mentre era ancora studente, all’età di 19 anni, fu chiamato a dirigere il Coro Alpino lombardo della sezione CAI di Milano, realtà corale affermata dal 1945, alla direzione della quale Angelo Mazza si dedicò per due anni. Tra le storiche esperienze che legano il Maestro Mazza al mondo della coralità amatoriale si annovera certamente quella del Coro Alpi. Fondato nel 1957, il coro debuttò ufficialmente ad appena un anno dalla nascita, imponendosi subito all’attenzione della critica e della stampa conquistando il primo premio al IV Concorso Nazionale Canti della Montagna di Lecco, successo riconfermato anche nella successiva edizione del 1959. A questi primi importanti traguardi seguirono l’affermazione al Concorso di canti popolari della città di Lecco nel 1963 e, soprattutto, la conquista del primo premio al XIII Concorso polifonico internazionale “Guido d’Arezzo” nel 1965. A coronare questa intensa attività contribuirono inoltre le numerose incisioni discografiche realizzate per la casa musicale milanese Durium. In quegli stessi anni, in particolare tra il 1963 ed il 1965, Angelo Mazza dirigeva al contempo due compagini corali distinte: infatti, accanto all’impegno già quinquennale con il Coro Alpi di Milano, aveva assunto la guida del Coro Franchino Gaffurio di Varese, coro misto, in origine orientato solamente verso un repertorio di tipo popolare che, grazie al suo intervento aveva ampliato la rosa dei suoi brani attingendo anche a pagine di polifonia classica sacra e profana. Altrettanto importante e significativo fu il periodo tra il 1965 e il 1971 trascorso alla guida del Coro Alpino lecchese, realtà corale che, come il Coro Alpi e numerosissime altre realtà amatoriali maschili nate tra la metà degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Sessanta, vedeva sicuramente un modello a cui ispirarsi nel coro della SAT che, dal 1926, faceva da caposcuola nel settore dei canti tradizionali di montagna. Accanto alla celebre e da tutti ricordata tournée in Cecoslovacchia nel 1966, numerosi furono i successi che conseguì con la formazione lecchese, tra cui il primo premio al Concorso di Canti della montagna della città di Seregno e al Concorso Nazionale Canti della Montagna di Lecco nel 1967 e, ancora, al Concorso Nazionale Cori popolari e di montagna di Vittorio Veneto nel 1968. Tra le storiche incisioni discografiche pubblicate dalla Carisch, celebri El Resegun del 1969 e Su pei monti del 1970. Dopo aver accompagnato la formazione lecchese al ventesimo anniversario di fondazione, Angelo Mazza rassegnò le dimissioni e, dal 1972, poté dedicarsi pienamente all’insegnamento, attività che lo accompagnò anche dopo il raggiungimento della pensione all’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, presso il corso di perfezionamento per artisti del coro. Già docente di Teoria e Solfeggio presso il Conservatorio di Musica “Benedetto Marcello” di Venezia per l’anno accademico 1966/1967 e, presso il Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano dove nel 1969 ottenne il posto di ruolo che ricoprì sino al pensionamento nel novembre 1999, a partire dall’anno scolastico 1969/1970 entrò in servizio presso il Civico Liceo Musicale di Varese, allora diretto dal Maestro Riccardo Malipiero. Presso l’istituzione musicale varesina il Maestro Mazza svolse gli insegnamenti di Composizione, Esercitazioni Corali, Musica d’insieme, Armonia fino all’anno scolastico 1975/1976. Tra il 1982 e il 1993 il Maestro Mazza raccolse l’eredità musicale del Maestro Guido Camillucci assumendo la direzione dell’Accademia Corale di Lecco. Durante quegli anni Angelo Mazza si occupò di rafforzare l’organico dei coristi arrivando ad ampliare il repertorio della compagine lecchese che poté vantare esecuzioni che spaziavano tra le epoche e i generi, «dalla lauda medievale a quella rinascimentale, dai Mottetti di Bruckner ai pezzi sacri di Stravinskij», collaborando con gruppi orchestrali di rilievo ed esibendosi presso sedi importanti. Solo in seguito alla direzione dell’Accademia Corale di Lecco all’interno della sua produzione musicale, fino a quel momento quasi esclusivamente dedicata all’organico per voci maschili, si osserverà una progressiva e sistematica apertura verso l’organico misto. Accanto alla sua ricca attività concertistica e compositiva il Maestro Mazza ricoprì ruoli di rilievo all’interno della Federazione Cori del Trentino e dell’allora USCI Lombardia dove, durante il triennio 1983-86, fu membro della commissione artistica insieme ad eccellenze del panorama musicale: i maestri Federico Mompellio, Giovanni Acciai, Bruno Bettinelli, Renato Dionisi, Bruno Zanolini accanto ai quali lavorò in prestigiose giurie di concorsi nazionali ed internazionali. Numerosissimi sono stati i cori con cui Angelo Mazza negli anni entrò in contatto, durante i concerti e i concorsi a cui partecipava con i suoi cori, ma anche quando egli stesso era membro attivo in importanti giurie, incaricato di ascoltare e valutare i concorrenti che vi prendevano parte. Fu proprio in quelle occasioni che il Maestro Mazza si trovò ad inaugurare importanti collaborazioni artistiche che spesso decise di portare avanti nel tempo: infatti, accanto al suo ricco ed articolato profilo professionale emerge anche il ruolo che svolse nei confronti di determinate realtà corali di cui, pur non detenendone il ruolo di direttore, curò con dedizione la preparazione musicale, mettendo al servizio dei loro direttori e coristi le proprie competenze di professionista, occupandosi di accompagnarne la crescita artistica. Angelo Mazza è stato, dunque, una figura di riferimento fondamentale per la coralità amatoriale lombarda, e non, del suo tempo e ancora oggi il suo ricordo e la sua impronta artistica restano vivi attraverso le pagine della sua musica.
Tra capolavori e perle musicali ancora da scoprire
Compositore estremamente prolifico, il Maestro Angelo Mazza è conosciuto universalmente nel panorama musicale soprattutto per la sua vasta e apprezzata produzione corale, nonostante la sua produzione strumentale, seppur limitata ad un numero più contenuto, rappresenti un prezioso bacino musicale tanto interessante quanto inesplorato. Il cuore pulsante del suo catalogo risiede dunque nella coralità, alla quale il Maestro dedicò tutta la sua vita. Un’opera vasta e variegata che può essere studiata sotto l’idea di tre grandi macro-filoni compositivi: i brani provenienti dalla tradizione popolare, comprendenti al loro interno tutte le armonizzazioni di melodie popolari originarie di diverse regioni d’Italia, tra cui anche le melodie tradizionali natalizie, quelle derivate dal repertorio degli spirituals e le elaborazioni di brani appartenenti al repertorio della SAT; le composizioni sacre, all’interno delle quali quelle destinate ad uso liturgico realizzate durante il suo servizio presso la Pastorale Liturgica dell’Arcidiocesi di Milano; infine le poesie e i testi di autori, prevalentemente contemporanei, messi in musica e realizzati per diversi organici corali. Tra le prime pagine del compositore diversi sono i brani tratti dalla tradizione popolare alpina resi celebri e diffusi in quegli anni nelle armonizzazioni di nomi quali Luigi Pigarelli e Antonio Pedrotti: tra queste si segnalano le armonizzazioni di Monte Canino (1958), Stelutis alpinis (1964), Dormi mia bella dormi, Il tuo fazzolettino, Il testamento del capitano, quel mazzolin di fiori. Queste, accanto a numerose altre armonizzazioni di celebri melodie popolari afferenti a diverse aree regionali, – La smortina, La munferina, La bêrgera dal piemonte, brani come Sdrindulaile e Ai Preât dal Friuli, i lombardi Sabato di sera, Il sole dietro ai monti, Dove te vett, o Mariettina, per citarne solo alcune, – rappresentano, secondo quanto testimoniato dai riferimenti cronologici presenti sulle partiture del compositore, il nucleo compositivo prevalente nella produzione giovanile del Maestro Mazza che fino all’inizio degli anni Novanta scrisse prevalentemente per organico maschile. Ciò che risulta tuttavia interessante osservare è il fatto che, pur inserendosi nel solco di una tradizione compositiva perfettamente consolidata, la scrittura di Mazza sia stata protagonista di un’innovazione che si espresse da un lato attraverso un linguaggio armonico colto e raffinato, modulato sicuramente dalle sue esperienze di studio in Conservatorio, si pensi ad esempio al celeberrimo Sciur padrun da li beli braghi bianchi, brano appartenente al repertorio di canti legati alla tradizione della mondine; dall’altro attraverso la trascrizione per voci miste o voci pari di quelle stesse armonizzazioni pensate originariamente per un organico esclusivamente maschile, tra i quali si ricordano ad esempio Addio, addio e Dove te vett o Mariettina che, originariamente composto e pubblicato per organico maschile nel 1965, fu trascritto per coro misto e, successivamente, nel 2007 per voci pari e pianoforte; il canto popolare lombardo della filanda Mamma mia, mi son stufa, pubblicato e reso celebre dalla storica rivista musicale “La Cartellina”, elaborato originariamente per organico maschile, trascritto per coro misto e, nel 1994, per voci pari, è tra le sue composizioni più note e maggiormente eseguite. Accanto alla vasta produzione corale mutuata dal repertorio tradizionale di musica popolare si fa strada parallelamente una più discreta porzione di composizioni afferenti all’ambito sacro, legata ad una fase più recente della sua produzione, dalla quale permea l’idea di una ricerca di essenzialità storica, perseguita attraverso un richiamo a sonorità antiche poste in costante dialogo con un linguaggio musicale più contemporaneo. Appartengono a questo gruppo, ad esempio, Stabat Mater, per coro misto, pubblicato nel 2011 sulla rivista “Polyphonia”, edita da Carrara, e Salve Regina, che realizzò per organico di voci femminili nel 2013 e trascrisse l’anno successivo per coro misto.
La predilezione che Angelo Mazza nutriva nei confronti dell’arte della scrittura, vedendola come fonte di primaria ispirazione per le sue composizioni, come egli stesso affermava, emerge in maniera evidente soprattutto da un corpus di opere appartenenti ad un periodo più recente della sua carriera che mettono in musica poesie e testi di autori, prevalentemente contemporanei, tra i quali egli stesso. Questa parte della sua produzione riflette senz’altro una curiosità intellettuale che spazia dai grandi autori della letteratura, come Roberto Piumini – di cui musicò Guarda gli occhi che ho, edito da Edizioni musicali Europee – Marco Pola, Eva Pellissier e, ancora, William Blake – di cui mise in musica A Cradle song, poesia del 1789 tratta dalla raccolta Song of Innnocence – a una dimensione più colloquiale e domestica, fatta di collaborazioni spontanee come, ad esempio, quella con l’amico Franco Sironi, da cui nel 1996 nacque la versione per coro maschile di I Radiss. La sua ricerca si muoveva dunque indipendentemente dalla provenienza letteraria, mettendo sullo stesso piano la grande letteratura e la passione privata. Molto spesso, anzi, i testi più semplici erano quelli che lo appassionavano e lo ispiravano maggiormente, meglio ancora se redatti in dialetto. La sua musica rappresenta un panorama geografico di straordinaria ampiezza che dimostra come egli abbia saputo attingere ad un bacino melodico e testuale estremamente eterogeneo spaziando dall’ambito regionale, sub regionale ed internazionale. Emerge poi uno spiccato interesse e una grande sensibilità per la natura, figlia sicuramente dell’amore che il Maestro Mazza aveva nutrito per la montagna, trentina e non solo, per i paesaggi lecchesi e della Brianza che aveva vissuto. Celeberrimo il trittico pubblicato da EurArte tratto dalla raccolta I fiori de l’ort del poeta trentino Marco Pola, di cui Angelo Mazza ha musicato per coro misto a cappella Le margherite, La rosa e Le campanèle. Dello stesso autore per organico maschile El me paes, per organico maschile e misto Do basi e Quel mat de Toni Róndola. Accanto al territorio del Trentino, un altro contesto che per il Maestro Mazza ha rappresentato un significativo bacino da cui attingere ispirazione per la sua musica è rappresentato dalla Valle d’Aosta. Fu lì che il compositore entrò in contatto, grazie al Coro Sant’Orso di Aosta, con i testi della poetessa Eva Pellissier, tra i quali Écoute, tratto dalla raccolta Fleurs de Papier, composto prima per organico maschile e poi per coro misto. Guardando al repertorio e alla discografia delle realtà corali amatoriali, in particolare quelle accanto alle quali il Maestro Mazza lavorò, insieme alle armonizzazioni ed elaborazioni per coro maschile di brani provenienti dalla tradizione popolare e di montagna, Écoute insieme ad I Radiss sono oggi sicuramente due tra i brani più conosciuti, eseguiti ed apprezzati all’interno del circuito corale che il Maestro Angelo Mazza frequentò, assumendo un ruolo paradigmatico e ponendosi come veri e propri capofila della sua intera produzione.
Un compositore “al servizio della parola” una scrittura moderna erede di un passato colto
Un compositore perfettamente calato nella sua epoca, ma allo stesso tempo sempre guidato da uno sguardo rivolto alla scrittura di un passato colto, Angelo Mazza ha saputo sfruttare la sua formazione musicale costruita in Conservatorio sotto la guida di grandi maestri del Novecento musicale, attraversando l’esplorazione dei diversi linguaggi compositivi a partire dalla monodia medievale e dalla polifonia rinascimentale, passando attraverso le forme e gli stili della musica barocca, alla conoscenza meticolosa e profonda dell’armonia e del contrappunto, per giungere agli stili compositivi contemporanei. Un linguaggio, il suo, mutuato dalla fusione e dalla rielaborazione di diversi elementi linguistici che ha saputo fondere con equilibrio ed impiegare sia all’interno delle armonizzazioni, elaborazioni di melodie tratte da esperienze musicali popolari, sia all’interno di composizioni afferenti all’ambito della musica sacra, oppure all’interno di sue composizioni d’autore. Nella sua scrittura Angelo Mazza si dimostra sempre attento agli equilibri di cui necessita una composizione corale, come scriveva il Maestro Bruno Zanolini nella prefazione al volume Armonie in controluce. Antologia di Musiche corali pubblicato da Edizioni Musicali Europee, sia «[…] per quanto riguarda l’amalgama, sia la respirazione delle voci, sia i rapporti d’intonazione, curando di non sottoporre le voci stesse a particolari tensioni di registro». Un’attenzione che poteva cura che poneva proprio in virtù della sua profonda conoscenza dello “strumento coro”, maturata fin dalla sua prima esperienza di direzione in Conservatorio e cresciuta negli anni attraverso il contatto con le numerosissime realtà corali che diresse ed affiancò, innalzando, come affermava il Maestro Mazza stesso, come aspetti indispensabili alla conduzione di un coro «la gestualità, il gusto interpretativo, la fantasia nella scelta dei colori, il coinvolgimento emotivo del coro». Il linguaggio compositivo di Angelo Mazza, si lega dal punto di vista armonico prevalentemente all’ambito tonale, ed è ricco di idee musicali sviluppate contrappuntisticamente in modo elaborato e raffinato, una scrittura volutamente pulita, spogliata di eccessivi sdoppiamenti vocali nelle singole sezioni o di troppo elaborate sovrapposizioni ritmiche, ma mai banale. Il tutto sempre “al servizio della parola”, denominatore comune, trasversalmente presente in tutta la sua produzione, che richiede all’interprete, puntualmente, un’attenta lettura e una profonda ricerca dei significati nascosti dietro ai testi, illuminati con la sua straordinaria competenza, una scrittura che non lascia mai nulla al caso, ma è sempre presente, implicitamente o esplicitamente tra le righe dei suoi pentagrammi.